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Caterina Tosoni

Caterina Tosoni nasce a Milano nel 1961. Nel 1979 Si diploma al Liceo Artistico “Orsoline di San Carlo” a Milano. Successivamente frequenta una specializzazione biennale di disegno anatomo-chirurgico presso l’istituto “Marchiondi” di Milano, dove si diploma nel 1981. Nel 1982 consegue l’anno integrativo presso il “Liceo Artistico di Brera” e subito dopo inizia la carriera d’illustratrice per importati case editrici: Garzanti, Mondadori, Rusconi, Touring Club Italiano, Selezione dal Reader’s Digest, Fabbri Editori, Peruzzo. La sua capacità la porta altresì a collaborare negli ospedali dove realizza tavole anatomiche e raffigurazioni di interventi chirurgici. Di questa esperienza, in cui alla perizia tecnica unirà il suo talento, rimarrà in lei la traccia indelebile che le consentirà di raggiungere un prodigioso traguardo che si tradurrà in termini di icasticità ed unicità. Negli anni Novanta coltiva un percorso artistico legato alla pittura e alla scultura dove inizialmente si accosta alle tematiche paesaggistiche che seppure dominate dal figurativo riescono a restituire al riguardante una sublime sintesi di abilità ed espressività; dipinge infatti con un intenso battito esistenziale che trasporta memoria ed esperienza insieme a ricordi, colori, emozioni, suoni e profumi della vita. In seguito ad una profonda fase di sentita ricerca sostituisce questi ambienti concentrandosi su un’innovativa estetica volta a ritrarre soggetti floreali macroscopici ed iperrealisti, di notevole impatto, esaltati da sfondi velati in cui raffigura periferie industriali, palazzi in costruzione e traffico urbano. Il fiore che si staglia da questi scenari indica la speranza e la possibilità attraverso una straordinaria potenza poetica. La costante sperimentazione dell’artista fa sì che la sua indagine s’intensifichi di sempre nuove e peculiari connotazioni e che la sua poiesis si colori di nuovi linguaggi espressivi. Un’indagine volta a sondare, con estrema sensibilità, l’equilibrio, talvolta precario, che sussiste nel binomio uomo-natura. In questa sua profonda ricognizione decide, nei primi anni del Duemila, di inserire degli elementi plastici e multidimesionali. Così facendo i suoi lavori si caricano di un’ulteriore dimensione tattile che dona all’opera una sorprendente risultante estetica e concettuale. I materiali sono elementi recuperati che si decontestualizzano dall’ iniziale logica del ready-made o dal trash del riciclo e diventano un labirinto di significazione: gli oggetti di plastica acquisiscono nuova esistenza diventano pensieri e riflessioni e vengono abitati dall’eterno diventando idealmente immortali.

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